I Social Media cambiano anche le scienze sociali

Per il decimo anno consecutivo il New York Times ha operato una retrospettiva sugli ultimi dodici mesi, osservando il reale attraverso una discriminante specifica, le idee: “innovations and insights from a spectrum of fields, including economics, biology, engineering, medicine, literature, sports, music and, of course, raw-meat clothing.

In questa speciale lista trovano spazio anche le scarpe sportive che aumentano le capacità atletiche (già bandite dai campionati americani), il vestito di carne cruda indossato Lady Gaga (si, ancora lei!), i pannelli oscillanti per raccogliere la forza del vento, i drink rilassanti, i preservativi per teenager, il treno cinese che non si ferma mai nelle stazioni, il trend dilagante dei grandi business fai da te e altre interessanti novità e innovazioni.

Uno degli argomenti caldi dell’anno è certamente quello del grande fenomeno dei Social Media ritenuti ormai unindice sociale, riassumendo così la rivoluzione culturale, ideologica e anche economica a cui stanno dando vita  i social network, corroborati da un crescente sviluppo tecnologico.

Si parte da una premessa molto importante, e cioè dal fatto che viene spesso sottovalutato il potere devastante di questi nuovi mezzi, in quanto ogni persona giudica questi strumenti in base all’utilizzo che ne viene fatto a livello personale, eppure stiamo parlando di Facebook che ha più di mezzo miliardo di utenti (metà dei quali effettua un login almeno una volta al giorno, questo il dato ancor più sconvolgente!) e Twitter che si assesta sui 175 milioni.

Recenti studi compiuti su queste piattaforme stanno facendo scoprire come i milioni di post, status e tweet giornalieri comincino a rappresentare qualcosa di culturalmente ed economicamente inestimabile.

Un esempio semplice ma tremendamente esplicativo è la ricerca condotta negli States ad aprile su 2,8 milioni di tweet riguardanti 24 film. Le opinioni degli utenti alla fine hanno rispecchiato quello che sarebbe stato il loro andamento complessivo a livello di incassi economici.

Allo stesso modo un altro team di ricerca ha classificato quasi 10 milioni di post su Twitter all’interno di sei categorie di umore (allegria, gentilezza, vigilanza, sicurezza, vitalità, calma), riuscendo a cogliere previsioni attendibili sui cambiamenti dell’Indice Dow Jones.

I feedback giornalieri che provengono da questi nuovi media non hanno precedenti e stanno sfidando apertamente le tradizionali convenzioni delle scienze sociali. Generalizzando un pochino, possiamo dire che all’interno delle vecchie metodologie si andava ad indagare un campione di popolazione, sul quale poi venivano applicate determinate pratiche di osservazione seguite da anni di continui approfondimenti.

Ora invece disponiamo di un mezzo che raccoglie dati quantitativamente mostruosi e in real time. Allo stesso tempo è palese che costruire un’adeguata metodologia di monitoraggio sui social media per questo tipo di macro comportamenti e trends globali rappresenta qualcosa di economicamente molto impegnativo.

A prescindere da questo, un’altra rivoluzione è cominciata…
Alberto Antonello

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