A lezione da DJ Spooky

“today the voice you speak with may not be your own…”

Un paio di anni fa chi è capitato di incontrare proprio qui in città, DJ SPOOKY, ospite del NU FEST organizzato dall’Università di Padova assieme all’ASU. Abbiamo assistito a un suo workshop tenuto al Palazzo Liviano e a una performance live presso un cinema, in cui ha musicato con un dj set un film d’eccezione, ovvero alcuni episodi di “Kino Pravda” di Dziga Vertov, serie di documentari ripresi tra il 1922 e il 1925 e immersi in un clima artistico e socioculturale tutto particolare come il secondo periodo della Rivoluzione russa.

All’anagrafe Paul D. Miller, illuminato musicista e producer, nato a Washington DC nel 1970, DJ Spooky (“That Subliminal Kid” è il suo secondo nome d’arte) è laureato in filosofia e letteratura francese e da più di un decennio è impegnato sulla scena elettronica internazionale, sempre intento a portare a spasso e dar voce worldwide al suo “verbo” musicale.

Nell’occasione l’artista americano ha presentato il suo libro “Rhythm Science”, una sorta di manifesto artistico in cui vengono racchiusi i principi fondamentali della sua filosofia artistica e della sua visione della musica, all’interno di un preciso percorso storico. DJ Spooky fa conversare arte e produzione musicale, focalizzando il particolare carattere ricombinatorio di questa dialettica.

Il DJ (e la conseguente pratica del DJing) è solo un punto di partenza, un modello di artista da cui partire come esempio per sviluppare poi una serie di considerazioni tout court in altri ambiti artistici e culturali, sia tradizionali che digitali. Il DJ è appunto oggi un autentico “dirottatore” (Spooky lo chiama proprio “hijacker“) delle informazioni, in quanto si appropria delle immagini, dei suoni e dei mezzi tecnologici che quotidianamente bombardano la nostra società, rissemblandoli secondo una personale e precisa ispirazione compositiva.

Il concetto di sample diventa qui cruciale per comprendere tutto questo nostro ragionamento. L’arte del sampling è infatti l’atto di appropriazione di un frammento artistico che viene decontesualizzato dal suo ambiente originario e risemantizzato altrove nel tempo, acquistando così un nuovo significato, in relazione anche agli altri frames che lo precedono e lo seguono, in un gioco potenzialmente infinito, come in un circolo virtuoso di rimandi e citazioni, a dimostrazione di come arte concettuale, popular culture e idealismo possano attivarsi a vicenda in questa nostra epoca caratterizzata dal multiplexing.

Il discorso si estende quindi più in generale sulla nostra società, in cui la “selezione” diventa il modello con cui le persone forniscono delle informazioni, in quanto è proprio attraverso l’appropriazione di materiale già disponibile che noi diamo significato alle nostre forme comunicative

Non si può mai suonare un disco allo stesso modo per una stessa folla. Questo è il perché esistono i remix. La memoria reclama sempre cose nuove. Bisogna sempre aggiornare il proprio archivio. “Agisci globalmente, pensa localmente”: questo è ciò che ci dice l’arte del dj nell’epoca del sample”.

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